Inventario di viaggio

La settimana scorsa ho chiesto ai miei amici su Facebook di aiutarmi nel prendere una decisione riguardo a una situazione critica del romanzo che sto scrivendo. La mia domanda è stata:

Cosa mettereste nel vostro zaino se doveste partire per attraversare un bosco notoriamente pericoloso? Pensate che vi costerà alcuni giorni attraversarlo, indicate tutto quello che ritenete indispensabile.

È stato molto interessante leggere le loro risposte, e utile per aggiungere qualcosa alla lista che avevo stilato io.

Riporto qui la classifica di quello che è risultato imprescindibile, in parentesi è indicato il numero di persone che hanno dato tale risposta.

  • COLTELLO/MACHETE  (10)
  • ACQUA (9)
  • ACCENDINO/FIAMMIFERI (8)
  • CIBO, CORDA e TORCIA (7)
  • SACCO A PELO  (6)
  • KIT PRONTO SOCCORSO e IMPERMEABILE (4)
  • TENDA e BUSSOLA (3)
  • ABITI, FAZZOLETTI, COPERTA e GPS (2)

Buona parte di questi suggerimenti verranno effettivamente usati nel libro, ma non tutti; la mia scelta è stata giustificata soprattutto da due ragioni: la capienza dello zaino e la necessità di viaggiare leggeri. Proprio così: se vi ritrovaste a dover fuggire da un pericolo, pensate che sarebbe comodo farlo con una tenda da campeggio in spalla?

Comunque, scelte funzionali a parte, tutte le risposte date erano ugualmente valide soprattutto se isolate dalla situazione specifica e non conoscendo il personaggio/protagonista. Interessante, infine, vedere come ognuno abbia priorità differenti e come cambino, ad esempio, nel caso l’intervistato sia un uomo o una donna. Perché quale uomo credete che in una situazione così estrema, di pericolo, dalla quale non è certo uscirne vivi, possa ritenere indispensabile portarsi dietro il proprio beauty-case o della biancheria intima di ricambio?

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This is my you-topia…

Pubblico anche qui la poesia che mi ha permesso di conseguire il Primo Premio al concorso di poesia “Ritratti di famiglie” indetto da Arcigay Torino.

YOU-TOPIA

Ho sognato famiglie arcobaleno

insediarsi in pianta stabile

in un Paese ormai sereno,

che futuro auspicabile!

 

E niente più occhi accusatori

per le mani che s’intrecciano in pieno centro

saldate da quel sentire che ti sconvolge dentro;

niente più pride per gladiatori

finiranno in pensione gli attivisti

scenderanno dalla croce tutti i Cristi!

Bensì uno sciame di famiglie tutte uguali

che con rispetto si guardano, s’incontrano

nel tramestìo di piccoli animali

– i loro bimbi che riuniti giocano.

 

Sono chimere che l’alba spazza via;

nel dormiveglia odo il tuo respiro accanto,

ti osservo con fiducia e un po’ di vanto

perché credo in te e nella mia utopia.

Come diceva Eleanor Roosevelt, “il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni”.
Perciò io voglio crederci fino in fondo.
Desidero ringraziare infine la persona grazie alla quale è nato questo componimento, e cioé l’on. Laura Boldrini: è stato uno dei suoi primi discorsi in pubblico a dare l’input a questo sogno ad occhi aperti che ho provato a trascrivere. E che oggi è un po’ più reale.

Mettici la faccia!

andy - Copia  claudia - Copia  valy - Copia  micaela - Copiavalentina - Copia  matt - Copia

 

 

 

In quello che fai…METTICI LA FACCIA!!
Personalizza i tuoi biglietti da visita, i tuoi inviti, le locandine dei tuoi eventi, i tuoi regali, quello che vuoi… con l’immagine del tuo viso in stile manga!

E’ un’idea di Andy Darko, disponibile su:
andydreams.wordpress.com
Per info e richieste scrivere a: andythemirrorbreaker@hotmail.it

Il sogno delle farfalle

Quando a sognare si è in due, può accadere anche questo.

Sono su una collina verde, il cielo è limpido e volano le farfalle.
Ci sei anche tu.
Corriamo fra loro, stupende e colorate, con una mano tieni me e con l’altra un aquilone.
Corriamo fino allo sfinimento, per poi lasciarci cadere sul prato.
Abbiamo corso, ci siamo buttati a terra senza lasciarci la mano.
Abbiamo ridisceso la collina, alcune farfalle si sono posate su di noi.
C’è un fiume, dei fiori, delle nuvole.
Allora ti dico: “Vorrei che fossimo farfalle e vivessimo tre soli giorni d’estate – tre giorni così, con te, sarebbero più colmi di delizie di quante ne potrebbero contenere cinquanta anni di vita ordinaria”.
Una lacrima si posa sul bordo dei tuoi occhi.
Una farfalla ci ha ascoltati, abbiamo due paia di ali, possiamo volare ovunque vogliamo.
Anche se per me non ha importanza il dove.
Giriamo per i fiori, il pianeta, l’universo, ogni singola stella e alla fine diventiamo stelle noi stessi.

Un sogno per non morire

Ci penso da un po’ a questa cosa, a quanto sia importante per la gente avere la possibilità di sognare.
Sono quelle piccole cose, apparentemente insignificanti, che però riescono a tenerti in vita.
A farmi sentire vivo è stato il sogno che ho fatto stanotte e che volevo provare a raccontare/spiegare per inaugurare questa nuova sezione del sito.

Si tratta di quei sogni senza né capo né coda, che non saprai come finiranno e di cui non conosci l’antefatto.
Sta di fatto che non so come ma mi trovo a dover recitare per uno spettacolo teatrale.
Premessa: io nella realtà non ho mai fatto nulla del genere ma ho sempre desiderato farlo. Ricordo anche di aver alimentato questo sogno diversi anni fa quando presi coraggio e mi decisi ad andare ad un incontro introduttivo su un corso di recitazione (la prof mi diede letteralmente dello psicopatico, ma questa è una storia che meriterebbe di essere raccontata altrove).
Tornando al sogno: immaginatevi l’eccitazione, la tensione del momento. Una mia collega che ha perfino promesso di venirmi a vedere alla prima, e mancano un paio di giorni all’esordio e io non ho nemmeno studiato la mia parte.
Ma questo non è un grosso problema, assisto alle prove e noto che anche gli altri ragazzi non sono preparatissimi e dimenticano le battute (ma tanto c’è il suggeritore, che problema c’è?).
In realtà non devo studiare granché, la mia è una particina. Più qualche voce fuori campo.
Ma per me è una cosa importantissima. Io impersonerò la Morte. Dovrò abbracciare un ragazzo e in quel momento la sua esistenza cesserà per sempre. E’ proprio un ruolo decisivo, in fondo, più che importante.
Pensate che roba, avere un potere simile nella realtà: abbracciare una persona e farla propria per sempre. Wow…

E allora in questa malinconica domenica di fine estate, ho capito una cosa in più della vita: che il capitano Marcel ha maledettamente ragione quando afferma che un sogno deve morire, per poter diventare realtà.
L’importante è non morire prima dei propri sogni. Non tutti i sogni alla fine si realizzano, alcuni si spengono nel tempo perché non vengono alimentati. C’è bisogno di crederci, innanzi tutto.
Ho pensato a come sarebbe bello con un abbraccio realizzarli tutti. Non solo i miei.
Perciò scrivete a andythemirrorbreaker@hotmail.it i vostri sogni, quelli che fate ad occhi chiusi ma anche e soprattutto quelli che fate ad occhi aperti, mi piacerebbe pubblicarli qui per dar voce a quelli più significativi o bisognosi.
Non si vince nulla, ma d’altronde sognare è gratis. Vale sempre la pena di provarci. 😉
Un abbraccio “realizzativo” da Andy D.

Iniezioni

Nella vita ci vuole coraggio, perché le speranze e i sogni da soli non bastano.
Può capitare di deviare in direzioni sbagliate, essere alla deriva senza riuscire a trovare appigli fino a nuove iniezioni di fiducia.
Stop a riflessioni e meditazioni, adesso ricominciamo.
Coraggio.
Ripartiamo dal dolore, dalla nostalgia per ciò che non può più ritornare, ma solo per sigillarli su nuove pagine e lasciarli indietro.
Perché abbiamo bisogno di andare avanti, proseguire questo cammino tortuoso per riprendere la via smarrita.
Di Icaro adesso non c’è traccia, ci sembra di aver perduto tutto.
Lasciamoci alle spalle anche le vecchie strade polverose, decisioni importanti sono state prese e presto ne vedremo i risultati.
Avanti, a piccole spinte. Sembrerà di nuotare in apnea finché non ritroveremo un po’ di ossigeno, poi sentiremo meno la fatica.
Ma guai a dimenticarlo: questo volo non è un’illusione. E’ stato reale e lo sarà per sempre.
E potremo rifarlo ancora, non appena riusciremo di nuovo a decollare.
In fondo, solo pochi capitoli fa scrivevamo: C’è ancora molto di cui godere in questo splendido pomeriggio di sole.

Where are you, Icarus?

Le mie mani hanno cominciato a scavare freneticamente.
Sono mani che non scavano per nascondere o seppellire, ma per riesumare, riportare alla luce.
E’ arrivato dunque il momento terribile, scontrarsi con la necessità di recuperare i capitoli perduti. Una volta rimosso l’ostacolo, il blocco emozionale, il trauma della perdita, ho capito che per RIPARTIRE era necessario PARTIRE.
Che in inglese è omofono di abbandonare. Abbandonarsi alla ri-scrittura dunque, che come avevo previsto sta dando risultati diversi da quelli attesi. Forse il contenuto, già sedimentato, si è arricchito di nuove cose. La cosa bella è che i sentimenti sono ancora vivi, forse addirittura più esasperati dagli eventi trascorsi, dalle sofferenze passate e presenti.
Ma la cosa più importante è che sto scavando e non importa se il dolore mi ferisce le mani, so che riuscirò a ritrovare quegli “amabili resti”…scavo, fiuto le tue tracce, a volte mi sembra perfino di sentire la tua voce, pulsare il tuo cuore.
Ancora non riesco a rivederti nella tua pienezza, ma so che è solo questione di tempo: dovunque tu sia, Icaro, so che riuscirò sempre e comunque a ritrovarti.